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Come si legge l'etichetta di un vino naturale

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Dettaglio dell’etichetta di una bottiglia di vino naturale tenuta in mano nella cava di Mosto

Il produttore viene prima del nome del vino

Nel vino naturale non esiste una certificazione della parola «naturale». Nessun ente la rilascia, nessun disciplinare la definisce. Quindi la garanzia è la persona: chi coltiva, chi vinifica, come lavora.

Per questo, in cava, la prima cosa che leggiamo è il nome dell’azienda. Il resto viene dopo.

Cosa la legge obbliga a scrivere

Grado alcolico, volume, imbottigliatore, provenienza e l’avvertenza «contiene solfiti» quando superano i 10 mg/l. Da dicembre 2023 i vini dell’Unione europea devono indicare anche ingredienti e valori nutrizionali, che molti produttori mettono su un QR code.

«Contiene solfiti» non vuol dire che ne siano stati aggiunti: una piccola quantità si forma da sola durante la fermentazione. Se un produttore non ne aggiunge, di solito lo scrive.

Le sigle che contano

Il bollino biologico europeo — la foglia verde — riguarda la coltivazione. Demeter riguarda il biodinamico. «Vino da tavola» o «Vino d’Italia» non è un difetto: molti vignaioli scelgono di uscire dalle denominazioni perché il loro vino, per come è fatto, non passerebbe la commissione d’assaggio.

Cosa non troverete scritto

Se il vino è filtrato, se è stato chiarificato, quali lieviti sono stati usati. Sono le informazioni che raccontano di più e che l’etichetta non è obbligata a dare. Chiedetele: al tavolo o in cava è la domanda più utile che potete fare.

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